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CITTA DEL VATICANO (Beniamino Coti) - Settanta bus, 3500 giovani, 20 scuole con allievi, docenti e dirigenti scolastici e tre mesi di intenso lavoro per organizzare l’evento. I giovani, germogli della chiesa di oggi, a contatto col cuore della cristianità nell’udienza del mercoledì di Benedetto XVI nell’aula Paolo VI in Vaticano. A far eco all’incontro con il Santa Padre quello col Padre della chiesa locale, monsignor Pietro Farina, che nel pomeriggio ha parlato agli studenti al santuario del Divino Amore. “Sono i santi, guidati dalla luce di Dio, gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società”, ha esordito il pontefice, "e la nostra gente – ha fatto eco Farina - corre verso di loro non per cercare miracoli ma perché è lì che trova il Signore. Il santo è il frutto più bello dello Spirito Santo, Colui che ha accompagnato la vita di Maria e, nella misura in cui noi glielo permetteremo, anche la nostra”.
E ancora “tale consolante realtà – ha spiegato sempre Benedetto XVI - che in ogni generazione cioè nascono santi e portano la creatività del rinnovamento, accompagna costantemente la storia della Chiesa in mezzo alle tristezze e agli aspetti negativi del suo cammino. Chiesa che rimane il vero, autentico luogo del Vangelo e della Scrittura”. Parole che hanno risvelgiato il dubbio che forse già pesava sul cuore della giovane Ilaria del liceo classico Giannone che a proposito di media e cattiva informazione ha chiesto nel pomeriggio al vescovo come poter essere, di questi tempi, annunciatori. “La situazione non è drammatica oggi – ha fatto eco il presule – è sempre stato così. Questo perché Gesù pone domande molte serie alla nostra vita. E per poter rispondere ed entrare in un dialogo serio di fede devo stare nella chiesa, è lì che incontro Cristo, facendo diventare la messa domenicale il cuore della vita settimanale”. Una chiesa, ricorda ancora Farina ad Alfonso del Villaggio dei Ragazzi, che ha bisogno innanzitutto di testimoni (vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio della carità divina, avevo detto il Papa in mattinata Ndr) perché “solo un uomo nuovo può fare cose nuove. E ogni rinnovamento – continuando a proposito dell’anno sacerdotale – devo cominciare dalla sua guida. Essere discepoli è mettere in pratica l’amore per il prossimo. Nella misura in cui sarete perseveranti e concordi nella preghiera – ha concluso Farina riallacciandosi al passo degli Atti degli Apostoli letto in apertura dell’incontro (At 1, 12-14; At 2,1-4) – la vostra vita avrà quella fecondità che ricercate”. “Perché dal Papa?”, ha domandato ancora un piccolo allievo delle elementari. “Abbiamo camminato verso Roma come i pellegrini di un tempo per riconoscere nel Santo Padre il fondamento, il pilastro dell’unità visibile della Chiesa. Noi vescovi abbiamo il compito di continuare nelle nostre terre la missione di essere testimoni di Cristo, annunciatori della Parola, segno visibile di comunione e unità”. Festa grande per tutti, dunque, è un dono speciale anche per alcuni giovani che hanno potuto incontrare il santo Padre da vicino per il consueto saluto alla fine dell’udienza. Si tratta di Giuseppe Grieco e Mariangela Pellegrino del liceo Bruno di Maddaloni che ai loro colleghi studenti hanno commentato emozionati: “un giorno indimenticabile, emozionante, bellissimo. Il Papa – ci ha tenuto a sottolineare Mariangela – non è affatto come a volte lo descrivono una persona fredda o distaccata ma ha parole dolci, sensibili, intelligenti di chi sa comprendere i problemi e dare risposte autentiche”. E insieme a loro hanno salutato il Santo Padre anche Michele Rossi e Salvatore Pette dell’associazione Homo Viator dell’Anspi. Lo staff del sodalizio, che ha organizzato l’evento, è composto da Ferruccio Diodato, Antimo Castiello, Filomena Ferraro e Domenico Rossi sotto il coordinamento di don Valentino Picazio, responsabile della pastorale scolastica diocesana che si è detto pronto a lavorare nelle scuole “per un piano dell’offerta formativa che vinca gli individualismi dei singoli istituti e lavori per l’unità con eventi come questi”. A presentare l’incontro con il vescovo, a curare i servizi fotografici e a collaborare al dietro le quinte dell’organizzazione sono stati, rispettivamente, Michele Casella, Mariangela Canfora, Rosalia Carfora e Pasquale Frese della Pastorale Giovanile. La preghiera conclusiva è stata affidata a don Biagio Saiano. Tra i sacerdoti intervenuti anche don Nicola Lombardi, direttore della Pastorale Giovanile e don Sergio Adimari, parroco di Centurano, che hanno accompagnato altri componenti dello staff organizzativo mentre una parte dello stesso si era già recata a Roma il giorno prima. I piccoli del primo circolo didattico di Marcianise, invece, hanno consegnato in dono al Vescovo un cestino di seta di San Leucio con dolci fatti dai giovani dell’istituto alberghiero di Caserta. Una raffica di commenti raccolti anche dai docenti provenienti dai vari istituti. “All’inizio sono stati un po’ restii ad allinearsi alla ‘sacralità’ dell’evento – ha spiegato il prof. di educazione artistica Leopoldo Copolino del G. Bruno – ma hanno saputo cogliere le parole importanti venute dal Pontefice. E l’arte, nella scuola, è uno strumento di annuncio importante a cui i giovani sono molto sensibili”. “Un appuntamento a cui non siamo nuovi – fa eco il docente di religione del liceo classico P. Giannone Marcello Natale – ma venire insieme è stato davvero un segnale importante per tutti”; “i giovani hanno fame della Parola di Dio – ha ‘gridato’ l’insegnante di francese Giulia Della Valle – bisogna avere solo il coraggio e il giusto rispetto nel sapergliela annunciare” e “se a chiacchiere criticano la Chiesa – ha concluso il prof. Giuseppe Affinito del liceo Cortese di Maddaloni – sulle ricchezze e le piccoli e grandi contraddizioni che la accompagnano sentono il desiderio di portare nella loro quotidianità quanto hanno ricevuto. Per non parlare poi – ha concluso sorridendo - delle preghiere e dei segni di croce prima delle interrogazioni che non mancano mai neanche per i più anticlericali!”. |